Il nuovo disco di Enrico Ruggeri

Il nuovo disco di Enrico RuggeriA VIE EN ROUGE
Leggi i titoli dei brani del nuovo cd

Si muove tra il vecchio ed il nuovo, questo ultimo doppio cd di Enrico Ruggeri: dei ventiquattro brani presenti ne “La vie en rouge”, infatti, solo quattro sono inediti, mentre gli altri vengono da dischi degli anni ’80 i più, con qualche gustosa ripresa di cose recenti (quale, ad esempio, “Gimondi e il cannibale”).
Tra le composizioni novelle svetta la “Primavera a Sarajevo”, presentata con successo a Sanremo: su essa non possiamo che ribadire il giudizio positivo già espresso, basata com’è su un testo lirico e potente sostenuto da musiche ilaro-strazianti, sulla falsariga di certe briose cose del regista Emir Kusturica.
Di grande interesse, poi, gli originali arrangiamenti proposti per l’occasione dal cantautore: abbandonate le sottolineature rock degli ultimi anni, qui prevalgono atmosfere più morbide e rilassate, con echi francesi, dominate dalla fisarmonica di Davide Brambilla e dal contrabbasso di Alberto Guareschi.
Tra i classici scritti per interpreti diversi, spiccano le intense riletture di “Quello che le donne non dicono” ( tuttavia si sente, la mancanza della voce unica di Fiorella Mannoia) e de “Il mare d’inverno”, che introduce l’epilogo ritmato di “Contessa”: a completamento, una schidionata di canzoni che fanno ormai parte della memoria collettiva, da “Rien ne va plus” raffinata e coinvolgente a “Il portiere di notte” ricolma di struggimento, passando per il sofferto disincanto di “Nuovo swing” e le problematiche riflessioni di “Certe donne”.
Amorevole oltre ogni dire, poi, la riproposizione di “Polvere”, che fu chicca memorabile tra i solchi dell’omonimo 33 giri dell’83: introdotta dalle note di un immalinconito tango, con la fisarmonica che lascia lentamente il proscenio al pianoforte ed al contrabbasso, essa guadagna abbondantemente in sensualità il poco che perde in grinta, trasformandosi in qualcosa di diverso e forse di più toccante.
In definitiva, un lavoro ricco di suggestioni e stimoli, nel quale i sostenitori del Nostro troveranno parecchi motivi d’interesse: il migliore suo, probabilmente, da diversi anni a questa parte, certo uno dei meno superflui apparsi in Italia nella stagione.

Lorenzo anticipa con Salvami il disco in uscita

Lorenzo anticipa con Salvami il disco in uscita
Lorenzo anticipa con Salvami il disco in uscita

IL QUINTO MONDO DI JOVANOTTI

Guarda il video del nuovo singolo Salvami cantata dal vivo a Mediamente

Guarda il servizio del Tg2 sull’uscita del disco Il Quinto Mondo

Guarda la prima parte dell’intervista a Jovanotti di Mediamente

Guarda la seconda parte dell’intervista a Jovanotti di Mediamente

Guarda la recensione di tg2 costume e società del disco di Jovanotti

La sua è una provocazione. Un ritorno canzonatorio quello di Jovanotti che torna con una serie di apparizioni televisive, radiofoniche e internettiane degne di Bin Laden.
Il motivo è l’uscita del nuovo songolo Salvami! Che anticipa l’uscita prevista per Febbraio del disco nuovo Il Quinto Mondo. In realtà il primo titolo doveva essere Vita Morte e Miracoli, ma Massimo Bubola, cantautore impegnato, autore insieme a De Andrè di molte fra le più belle canzoni, gli ha intimato di cambiare titolo, dato che lui, nel 1989 lo utilizò per un suo lavoro.
Quindi nuovo titolo direttamente ispirato alle tematiche sociali di cui Jovanotti si fa portatore, come l’annullamento del debito estero dei paesi del terzo mondo e il pacifismo ad oltranza che nega ogni conflitto.
Ed è proprio al conflitto in Afghanistan che è dedicato il singolo Salvami! che si scaglia contro ogni sfaccettatura della guerra; questa posizione ha procurato un dibattito intorno al testo e alle posizioni politiche assimilabili, e ha comunque fruttato una serie di apparizioni televisive che aiuteranno il disco ad essere più conosciuto dal pubblico.
Il brano di ispirazione punk anni 80, a fronte di una musicalità modesta presenta la solita energia che contraddistingue le canzoni di Jovanotti.
Il disco in uscita di prospetta come sempre ricco di sonorità diverse fra loro in una commistione di suoni che rinnova sempre la musica di Jovanotti. Violini, campionamenti, ma anche elementi di musica brasiliana, condiranno un disco già molto atteso.

Il nuovo album di Francesco De Gregori

Il nuovo album di Francesco De Gregori
Il nuovo album di Francesco De Gregori

FUOCO AMICO

Guarda il servizio di Vincenzo Mollica sul tour di De Gregori

Ci sono tanti modi per esprimersi ed uno di questi è non esprimersi affatto. Questa è la chive di lettura dei pesanti silenzi di uno dei cantautori italiani più bravi e impegnati: Francesco De Gregori.
Nonostante non rilasci interviste ormai da anni, nonostante il suo ostinato mutismo perseveri anche nei suoi concerti, De Gregori riesce ugualmente a dire la sua, ma con le canzoni, cioè con quello che dovrebbe essere lo strumento di miglior esressione per un cantautore.
E nell’epoca del post-11 settembre l’album uscito il 25 gennaio, intitolato Fuoco Amico parla più di tante interviste.
Fuoco Amico è un’espressione del gergo militare che indica quando gli aerei vengono abbattuti dalla contraerea della stessa parte, per errore o per necessità. Un titolo emblematico che suona come ammonimento per indicare che il nemico vero viene dall’interno; molte sarebbero le metafore possibili, ma il senso appare univoco.
L’album è una raccolta di brani vecchi e nuovi cantati dal vivo durante il tour della scorsa estate. Una band di grande prestigio, tra cui spicca il nome di Greg Cohen al contrabbasso, e la solita fantasia nell’interpretazione dei brani, fanno di ogni live di De Gregori un disco da conservare fra le cose migliori; come l’insolita e divertente versione reggae di Battere e Levare.
La scelta dei brani completa lo svelamento dell’enigma del titolo. Infatti in sottotraccia a queste canzoni, apparentemente così diverse fra loro, passa il tema mai risolto del conflitto inteso in più maniere.
Innanzittutto sociale con Bambini Venite Parvulos, ma anche Povero Me e Condannato a Morte.
Ma altri tipi di conflitto sono denunciati in questo lavoro e cioè quelli militari con canzoni come Generale, Sangue su Sangue e Spas VII s2489 e soprattutto L’Attentato a Togliatti.
Quest’ultima è una canzone popolare del 1948 firmata Marino Piazza- Anonimo e rielaborata dall’amica Giovanna Salviucci Marini e cantata dopo molti anni nel corso della puntata di Taratatà su Raiuno.
Probabilmente questo album non sarà uno fra i più venduti dell’anno, ma la tensione critica che porta e che induce quantomeno a riflettere, vale molto di più di tanti dischi di platino.

STAMPA L’ARTICOLO

INVIA UN COMMENTO

SPEDISCI L’ARTICOLO

Il nuovo disco di Daniele Silvestri

Il nuovo disco di Daniele Silvestri
Il nuovo disco di Daniele Silvestri

UNO-DUE

Guarda l’intervista di Vincenzo Mollica
Leggi la biografia
Chi ricordi l’apparizione sanremese fatta da Daniele Silvestri qualche anno fa con “Aria” (“…dopo trent’anni carcerato all’Asinara / che vuoi che siano poche ore in una bara..”), deve aver avuto uno shock vedendo quest’anno il cantautore romano dimenarsi in smoking sul palco del festival, accompagnato da un buffo emulo di John Travolta.
In effetti, Silvestri ci aveva già abituato a dischi spazianti fra i generi più disparati, basati sulla fusione di sonorità acustiche e campionamenti, chitarre elettriche e batterie elettroniche. In dischi come “Il dado”, però, l’eclettismo del cantautore finiva col rendere il prodotto un po’ dispersivo ed alquanto pretenzioso; con l’ultimo “Unò – dué”, invece, Daniele Silvestri è riuscito finalmente a sintetizzare il tutto in modo efficace, dando alle stampe un prodotto interessante, vario, divertente.
“Salirò”, primo singolo estratto dall’album, è sicuramente il brano più trasmesso dalle radio fra quelli presentati a Sanremo: merito sia del ritornello contagioso sia dell’arrangiamento accattivante e fortemente ispirato alla disco music anni ’70.
Non mancano episodi intimisti come “L’autostrada”, che ci mostrano la vena più malinconica dell’autore, e brani invece tipicamente suoi (“Il mio nemico”) che fanno immediatamente tornare alla mente “Cohiba” per le sonorità sudamericane. Ovviamente, è presente la consueta dose di rock “inglese” con “Mi interessa”, che nel finale richiama atmosfere vagamente beatlesiane.
Segnaliamo infine l’ ironica “Mille euro al mese”, cantata con un improbabile accento simil-pugliese e realizzata interamente da Silvestri alle prese con tutti gli strumenti.
Come d’abitudine, appaiono nel disco collaboratori prestigiosi: oltre ai soliti compagni di viaggio (fra cui Maurizio Filardo e Enzo Miceli) suonano pure Mauro Pagani ed il portentoso bassista Faso di “Elio e le Storie tese”.
Attualmente, Daniele Silvestri è impegnato in un tour che lo porterà in aprile-maggio nei teatri e club del centro e del nord Italia

LA SCALA E I SUOI PROTAGONISTI

LA SCALA E I SUOI PROTAGONISTI
LA SCALA E I SUOI PROTAGONISTI

La Scala ha inaugurato la sua nuova sede il 19 gennaio 2002, con la direzione di Riccardo Muti de La traviata al Teatro degli Arcimboldi. Naturalmente in diretta su Radio3. dal 22 al 31 dicembre Radio3 ha trasmesso ogni giorno, nel programma “Mattino Tre”, una selezione dei concerti sinfonici eseguiti negli ultimi tre anni dall’Orchestra scaligera: protagonisti, oltre a Riccardo Muti, direttori come Riccardo Chailly, Wolfgang Sawallisch, Giuseppe Sinopoli e Valery Gergev.

Guarda l’intervista di Dora Ossenska a Luchino Visconti nel filmato del 1977 “La Scala e i suoi protagonisti”

Guarda l’intervista di Dora Ossenska a Maria Callas nel filmato del 1977 “La Scala e i suoi protagonisti”

Guarda il servizio di TV7 del Tg1 sull’innaugurazione del Teatro degli Arcimboldi

Guarda l’intervista di Dora Ossenska a Nono e Abbado nel filmato del 1977 “La Scala e i suoi protagonisti”

Guarda come veniva allestito uno spettacolo alla Scala nel 1977

Guarda la seconda parte dello speciale

LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770 – 1827)

LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770 - 1827)
LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770 – 1827)

Primo Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra op. 15

Pianista e Direttore: Andras Schiff
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI

Il Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra di Beethoven si situa cronologicamente fra la prima e la seconda stesura del Concerto in si bemolle maggiore op. 19, composto fra il 1794 e il 1795. È dunque cronologicamente il secondo dei cinque concerti per pianoforte e orchestra, anche se venne pubblicato prima del precedente e di conseguenza venne indicato nell’edizione come Primo Concerto. Gli abbozzi del concerto furono stesi tra il 1795 e il 1797 e la composizione venne ultimata nel 1798. Quasi certamente venne eseguito per la prima volta da Beethoven a Praga nel 1798, mentre a Vienna fu sicuramente eseguito nel 1800, in una versione leggermente modificata, nel corso di una “accademia” (così venivano chiamate all’epoca le manifestazioni musicali pubbliche) il cui programma comprendeva anche il Settimino op. 20, la Prima Sinfonia, entrambi in prima esecuzione, una sinfonia di Mozart e alcune arie dalla Creazione di Haydn. All’epoca della composizione del Primo Concerto Beethoven ha ventotto anni e già mostra i tratti inconfondibili della sua fortissima personalità artistica, tesa a un superamento dei moduli stilistici allora imperanti.
Sebbene la struttura del Primo Concerto risenta ancora del modello mozartiano, colpiscono la rinnovata freschezza inventiva, l’arditezza di alcuni giri modulanti e l’ampliamento delle possibilità espressive dello strumento solista. Il carattere vivace ed estroverso del movimento di apertura, Allegro con brio, si ricollega al gusto del “concerto militare”, molto in voga presso il pubblico della fine del Settecento, per il colore brillante dell’orchestra, che viene presentata al completo, con inclusione di clarinetti, trombe e timpani, e per il ritmo di marcia del tema iniziale, su cui si innesta lo sfoggio di agilità del ruolo del pianoforte. In esso, tuttavia, come anche nei due movimenti successivi, si scorge distintamente l’urgenza innovativa di una fantasia creatrice rivolta a sconvolgere gli equilibri formali presenti fino ad allora nella produzione musicale in virtù di un potenziato soggettivismo espressivo.
L’esecuzione qui presentata risulta di estremo interesse per la lettura particolare che ne dà un virtuoso della tastiera come Andras Schiff. Tenendosi accortamente lontano dal pericolo di cadere nella retorica e nell’enfasi strumentale, Schiff scava a fondo nelle maglie del discorso beethoveniano, riportandone alla luce le matrici classiche ed enucleando, nello stesso tempo, con estrema lucidità interpretativa gli elementi di rinnovamento strutturale ed espressivo che lo caratterizzano. Presentandosi, poi, come direttore, oltre che come solista, Schiff ha modo di realizzare un perfetto equilibrio fra ruolo del pianoforte e contesto orchestrale, coadiuvato dalla splendida prova dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, dalla quale si può udire un timbro autenticamente beethoveniano, sempre perfettamente rapportato per volumi, per stile e per fraseggio al vero carattere della pagina scritta.