LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770 – 1827)

LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770 - 1827)
LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770 – 1827)

Primo Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra op. 15

Pianista e Direttore: Andras Schiff
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI

Il Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra di Beethoven si situa cronologicamente fra la prima e la seconda stesura del Concerto in si bemolle maggiore op. 19, composto fra il 1794 e il 1795. È dunque cronologicamente il secondo dei cinque concerti per pianoforte e orchestra, anche se venne pubblicato prima del precedente e di conseguenza venne indicato nell’edizione come Primo Concerto. Gli abbozzi del concerto furono stesi tra il 1795 e il 1797 e la composizione venne ultimata nel 1798. Quasi certamente venne eseguito per la prima volta da Beethoven a Praga nel 1798, mentre a Vienna fu sicuramente eseguito nel 1800, in una versione leggermente modificata, nel corso di una “accademia” (così venivano chiamate all’epoca le manifestazioni musicali pubbliche) il cui programma comprendeva anche il Settimino op. 20, la Prima Sinfonia, entrambi in prima esecuzione, una sinfonia di Mozart e alcune arie dalla Creazione di Haydn. All’epoca della composizione del Primo Concerto Beethoven ha ventotto anni e già mostra i tratti inconfondibili della sua fortissima personalità artistica, tesa a un superamento dei moduli stilistici allora imperanti.
Sebbene la struttura del Primo Concerto risenta ancora del modello mozartiano, colpiscono la rinnovata freschezza inventiva, l’arditezza di alcuni giri modulanti e l’ampliamento delle possibilità espressive dello strumento solista. Il carattere vivace ed estroverso del movimento di apertura, Allegro con brio, si ricollega al gusto del “concerto militare”, molto in voga presso il pubblico della fine del Settecento, per il colore brillante dell’orchestra, che viene presentata al completo, con inclusione di clarinetti, trombe e timpani, e per il ritmo di marcia del tema iniziale, su cui si innesta lo sfoggio di agilità del ruolo del pianoforte. In esso, tuttavia, come anche nei due movimenti successivi, si scorge distintamente l’urgenza innovativa di una fantasia creatrice rivolta a sconvolgere gli equilibri formali presenti fino ad allora nella produzione musicale in virtù di un potenziato soggettivismo espressivo.
L’esecuzione qui presentata risulta di estremo interesse per la lettura particolare che ne dà un virtuoso della tastiera come Andras Schiff. Tenendosi accortamente lontano dal pericolo di cadere nella retorica e nell’enfasi strumentale, Schiff scava a fondo nelle maglie del discorso beethoveniano, riportandone alla luce le matrici classiche ed enucleando, nello stesso tempo, con estrema lucidità interpretativa gli elementi di rinnovamento strutturale ed espressivo che lo caratterizzano. Presentandosi, poi, come direttore, oltre che come solista, Schiff ha modo di realizzare un perfetto equilibrio fra ruolo del pianoforte e contesto orchestrale, coadiuvato dalla splendida prova dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, dalla quale si può udire un timbro autenticamente beethoveniano, sempre perfettamente rapportato per volumi, per stile e per fraseggio al vero carattere della pagina scritta.

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